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I paradossi della depressione

La visione che la persona depressa ha di sé, della vita e del futuro appare irrimediabilmente negativa e senza una via di uscita.
I bisogni biologici primari, quali fame, impulso sessuale e sonno, sono alterati o addirittura assenti. Ciò che prima appariva interessante e piacevole non suscita più alcun interesse. La tristezza e l’apatia divengono gli stati d’animo prevalenti. Viene meno la voglia di fare, di stare con gli altri, di vivere.
Si riducono le attività e le interazioni con amici e familiari, di conseguenza diminuiscono le occasioni di provare emozioni positive e di sperimentare le proprie capacità. Col tempo la persona si convince che non è e non potrà mai essere felice, che è inadeguata, incapace e colpevole.
Gli altri e il mondo appaiono sempre più distanti da sé. La speranza nel futuro si affievolisce sempre di più, fino a diventare disperazione. In questo modo si instaura un circolo vizioso che allontana sempre di più la persona dalla realtà oggettiva, avvicinandola e incastrandola nella sua personale visione distorta della realtà.
Le frasi che ripete ogni giorno a se stessa diventano: “La vita non ha senso”, “Non mi resta più niente”, “Non so fare nulla”, “È troppo tardi per rimediare”, e così via. Questo modo di vedere porta necessariamente a un ulteriore aumento delle emozioni negative di tristezza e disperazione. Il modo di pensare diventa così rigido e inflessibile che non permette di vedere e tener conto degli aspetti positivi e potenzialmente piacevoli di sé e della propria vita. La mente seleziona i ricordi spiacevoli e non è in grado di ricordare le esperienze positive. È come se si entrasse in un tunnel che si restringe progressivamente, diventando sempre più buio, con la consapevolezza di non poterne più uscire. Continua a leggere